ARTRIBUNE intervista S’ODINONSUONARE

Dall’intervista a S’odinonsuonare di Simone Rebora per Artribune:

Un’esperienza simile è quella del collettivo S’odinonsuonare, attivo tra musica, performance e teatro. Nato nel 2010, unisce gli interessi di Alessio Mazzaro per le arti visive e il teatro gestuale con quelli di Marco Campana per la sound art. I primi lavori, molto performativi e legati al tema dell’albero, hanno avuto un’evoluzione decisiva proprio con l’installazione sonora portata a Independents, in cui l’attenzione si focalizza sul rapporto tra gesto e suono. Come ci racconta Alessio Mazzaro: “Dopo una serie di passaggi, con ArtVerona siamo arrivati alla versione completa del nostro progetto, nato inizialmente come scenografia per uno spettacolo teatrale, e poi divenuto opera a se stante. Il codice gestuale/visivo/sonoro da noi definito è stato affidato ai vari performer sotto la nostra direzione. La cosa importante di Independents, per noi, è stata la possibilità di poter esporre per 5 giorni consecutivi, e di avere un pubblico più vasto, con una risposta più immediata e ampia. È stato quasi come fare una residenza aperta al pubblico. Abbiamo potuto affinare l’aspetto performativo ma anche le potenzialità che il lavoro può avere in una galleria o in un museo. Infatti, qualche settimana dopo abbiamo esposto al Musil di Brescia. A Verona abbiamo stabilito moltissimi contatti, ma attualmente pochi si stanno concretizzando. Ad esempio il direttore della fiera di Bergamo voleva inserirci nel programma dell’anno scorso, che però era già stato definito. Lo risentiremo quest’anno. Altro contatto interessante è stata l’associazione Humus, che lavora nel veronese: ci ha proposto di partecipare a un festival, ma stiamo ancora aspettando una risposta definitiva. Il contatto più importante è stato certamente quello con Elio Fiorucci: il lavoro gli era piaciuto molto e voleva portarlo a Milano. L’abbiamo sentito subito dopo la fiera. Però si è constatato che il luogo (un vecchio capannone industriale) e il tipo di evento non erano adatti per il nostro lavoro. Ci siamo lasciati con la promessa che sarebbe venuto a vedere il nuovo lavoro che presentiamo quest’anno. Con gli altri Independents, invece, abbiamo stabilito un rapporto che definirei di reciproco sostegno: spesso si partecipa ai festival assieme, e quando troviamo un evento interessante ci si avvisa a vicenda. Ma il problema dell’attuale situazione è che ognuno è occupato in primo luogo dai suoi progetti, le opportunità sono poche ed è sempre difficile renderle effettive. Alla fine delle fiere c’è sempre grande entusiasmo, ma poi concretizzare le idee e le proposte è molto difficile. Se non altro occorre molto più tempo del previsto. E la crisi, in fondo, la sentiamo pure noi”.

Simone Rebora

 

ARTICOLO COMPLETO SU ARTRIBUNE

http://www.artribune.com/2013/07/artverona-la-parola-agli-independents/

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